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Michele Maraglino, classe ’84, è un giovane cantautore tarantino che in tempi come i nostri, dove farsi strada impugnando una chitarra e tramutando il proprio pensiero in musica sembra essere difficile e talvolta sconveniente , ha deciso di cantare con rabbia e malinconico romanticismo il Sociale, le molteplici sfumature di un sempre più contraddittorio Sud e di un universo giovanile perso tra le pieghe del clientelismo e della disillusione. Vediamo come si è raccontato alle nostre domande.

 

Le tue canzoni sono un acuto manifesto della disillusione contemporanea. Canti, in sostanza, quello che non funziona nella nostra quotidianità guardando tra l’altro anche al nostro Sud e alla tua Taranto… tutto ciò attesta come i tempi siano vertiginosamente cambiati. Come vivi dunque questo capovolgimento di valori e soprattutto avresti mai pensato in passato di arrivare ad impugnare una chitarra e cantare/denunciare tale cambiamento che ha poi portato alla distruzione dei sogni, delle speranze e anche delle aspettative giovanili?

 

In realtà quando ho iniziato toccavo temi personali essendo un ragazzo molto sensibile, quindi una scrittura un po’ introspettiva. Crescendo e “mettendomi a posto con me stesso” ho cambiato “punto di vista” ed è qualcosa che è venuto naturale. Ho iniziato a parlare di ciò che mi succedeva intorno e  di ciò che succedeva attorno ad i miei coetanei, in sostanza le difficoltà di un giovane alla soglia dei trent’anni.

 

La mediocrità spaventa. Solitamente si ha sempre voglia e “fame” di primeggiare l’uno sull’altro o comunque di affermarsi rispetto a qualcosa e qualcuno. Tu invece canti “i mediocri” e la vita che essi conducono. Cosa intendi tu per “vita mediocre”, chi sono per te “i mediocri” e ha in sé una certa bellezza la “mediocrità”?

 

No. Anche se la mediocrità ritorna spesso un po’ in tutte le canzoni dell’album e viene citata molte volte, io non vedo la bellezza nella mediocrità, anzi odio la mediocrità.

 

Nel 2011 nasce “la Fame Dischi”. Ci racconti cosa c’è alla base di questo progetto e la sua evoluzione fino ad oggi?

 

La Fame dischi è figlia del presente, nel senso che viviamo in un momento musicale difficile. Ci sono due strade. Le case discografiche che si sono concentrate sui talent perché preferiscono far stare sei mesi in tv uno sconosciuto e sfruttare questa popolarità ottenuta, e poi c’è la giungla di internet dove chiunque può essere un musicista e avere visibilità. La Fame nasce come gioco e man mano è diventata sempre più grande, aiutando a far emergere gruppi poco visibili, che meritano dal punto di vista tecnico e musicale.

 

In un tuo brano canti “Bisogna per forza pensare al domani altrimenti che fine si fa …” Tu ci pensi al domani o è meglio vivere alla giornata?

 

Questa frase è ironica perché vuol dire che magari pensando troppo al futuro si perde di vista il presente, ed è quello che succede spessissimo ai ragazzi della mia età, quindi spronare chi ha voglia di fare non solo nella musica ma in qualsiasi cosa. Grazie Michele e in bocca a lupo per il futuro.

-a cura di Lorena Carella

 

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